demo

Cordone Ombelicale
Pro-vino 99, Ovvero... (info: Michele Mastroberti tel. 089 750846)
La partenza mi colpisce dritto al cuore, perchè è qui che abitano quei Pixies a cui i CO fanno il verso - seppure in forma più addolcita, ma la melodia porta inequivocabilmente quel marchio - in “Due Di Picche”. E il sottoscritto comincia a pregustare un demo intero sotto la tutela di tale nume. Invece l’incantesimo si rompe, e questi ragazzi salernitani dirottano su un punk-pop irriverente e dinamico... ben fatto, non c’è che dire, nonostante una chitarrina molto vascorossiana crei non poco fastidio (non sono i soli affetti da questo virus... urge vaccino!). Insomma, un demo dignitoso, migliore di molti altri, ma dubito che i miei ascolti si protraggano oltre quei primi, fatidici 4’08”.
.Roberto Villani.

Katap
demo
Deludente la demo tape dei napoletani Katap. Nonostante mi costringa a ripetuti ascolti, non c’è proprio nulla che attiri la mia attenzione in maniera particolare. Il loro è un cyber-jungle-rock scarno e gelido messo su con drum machine e chitarra distorta piuttosto effettate; strumenti che, quanto meno, dovrebbero lavorare in modo più vario ed articolato. La voce, poi, risulta spesso monocorde e troppo simile a se stessa, per linee “melodiche” e inflessioni. Forse l’intenzione era quella di creare un qualcosa di ipnotico; ma l’unica ipnosi che deriva dall’ascolto è quello generato dalla noia. Rimandati a settembre, volendo dare un po’ di credito alle idee che tutto sommato sembrano esserci e che, se sviluppate nella giusta direzione, potrebbero collocarli al fianco dei conterranei Narcolexia.
.Giulio Pescatori.

Hu:T
demo
Da Padova, gli Hu:T. E post metal sia. La matrice korniana è, manco a dirlo, la più evidente (in particolare nel drumming di Fil che lascia intendere particolare ammirazione nei confronti di David Silvera!). Ma ormai bisogna prendere atto che la band di Davis ha segnato il passo e chiunque si avvicini alla materia metal con approccio moderno finisce, comunque, per seguirne i dettami. Ma devo dire che gli Hu:T lasciano intravedere convincenti vie di fuga dai campi coltivati a granturko. In primis, si avvalgono dei servigi della tecnologia e questo rende un po’ più varia la loro formula. Secondo, cantano in italiano e, al di là delle personali opinioni circa la bontà di questa scelta, quantomeno si fanno capire (dopotutto è una band italiana che, per il momento, si rivolge ad un pubblico italiano). I brani migliori sono, a mio avviso, “Gelido Abbraccio” e “Da Una Parte All’Altra”, nei quali gli Hu:T si esprimono nel modo più originale anche grazie ad un basso che con il suo andamento funk alla Biztit/Incubus caratterizza ben benino il tutto e a pattern percussivi ben congeniati. Bella anche “Ignoto”, che conclude il loro promo, nella quale fanno capolino ritmiche jungle, campionamenti di qualità e un bel giro slappato di Riko. In sostanza un ottimo lavoro per gli Hu:T che, considerata la giovane età, non possono far altro che continuare a migliorare e maturare lasciandosi sempre di più alle spalle i retaggi korniani. Bravi!.
.Giulio Pescatori .

Attimo
s/t (info: Ludovico Brusco tel. 081 401068 - 0347 0778480)
Scelgo questo demo per fare un bilancio di quelli recensiti negli ultimi tre anni. Perchè finora ne ho ascoltati di belli (pochi), brutti (abbastanza), molto brutti (troppi), ma questo è assolutamente unico. Si tratta del primo demo “fighetto” mai ascoltato, non nel senso di imitazione di questo o quel gruppo indipendente con successi di vendite, ma nel senso più puro del termine. Immaginate che “Un posto al sole” inserisca nel proprio cast una band: gli Attimo sarebbero perfetti per questa parte - sono anche di Napoli, cosa vuoi di più... Voce suadente e ammiccante, buona per le ragazzine del primo tavolo del pub, basi r’n’b - funky sputtanatissime, acqua da tutte le parti... Canzoni come “I’m Sì” - proprio così, “Io Sono Sì” - un’altra volta mandatele a Danny Fico, per favore....
.Roberto Villani.

Dia Libre
demo
Rock facile facile per i Die Libre di Salerno. Cinque pezzi elettro-acustici dai marcati caratteri pop che scivolano via volentieri. Gli episodi migliori sono senz’altro l’iniziale “My Garden…”, “A New Elvis” arricchiti da bei cori con voce femminile e “Inside” nella quale troviamo un simpatico giro di tastiera. In definitiva i Dia Libre si muovono negli ambiti di certo indie rock americano contaminato con del “feel” inglese. Quanto meno non procurano eccessivi danni e vi assicuro che, considerando il livello medio delle demo che arrivano in redazione, questo è già un gran bel successo.
.Giulio Pescatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






 
 
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